UGANDA
Mostra di Fabio Muzzi

Un gran bel silenzio, rotto solo dal cinguettio dei passerotti, mi parlava. Mi parlava di storia, anzi di storie. Di calzari polverosi, piedi gonfi e piagati, di conchiglie appese al collo o sul bastone dove uomini e donne si appoggiavano stanchi. Mi parlava di gente in cerca di una speranza espiando i propri peccati versando sudore lungo i tanti chilometri che percorreva. Rimasi cosi, seduto sul canto della chiesa, godendomi il fresco e guardando, avido di rivivere il passato, i nuovi pellegrini che alla spicciolata e in devoto silenzio arrivavano nel borgo dove un tempo era allestito l'ospitale e l'ostello. Di li a poco avrebbe aperto le sue porte anche una mostra fotografica che si preannunciava, almeno ai miei occhi, imperdibile. La Nikon intanto scattava incessantemente ritraendo volti e situazioni, mentre la mente era impegnata in un viaggio a ritroso nel tempo. Stavo bene, si stavo molto bene. La mostra, ventisei scatti due metri per uno e trenta in bianco e nero sull'Uganda, non deluse le mie aspettative e l'autore con poche parole d'introduzione mi fu più utile di mille saggi tecnici. Satollo di tanta gioia decisi di recarmi a pranzo. Li vicino, la Locanda di Strove, accoglieva a sua volta i pellegrini che percorrendo la Francigena arrivavano da San Gimignano. Appoggiai la Nikon sul tavolo e mi sedetti ad un tavolo in uno stanzone spartano, l'allegra locandiera aveva una parola buona per tutti, nell'aria si respirava fatica e sudore sprecati sulle strade bianche dell'espiazione. Pranzai con trippa di seppie e agnello allo scottadito accompagnando il tutto con una birra ghiacciata. La giornata volgeva cosi al termine ma l'emozioni vissute ad Abbadia Isola me le sarei portate dentro per molto tempo, o forse per sempre. Buon cammino...

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